December 17, 2017

Frequently Asked Questions

D – Cosa propone Piemonte Stato?

R – L’indipendenza del Piemonte, che è una realtà ben identificata, con una storia plurisecolare e una lunga tradizione di autogoverno, non una semplice regione dell’Italia. Il Piemonte dovrà tornare ai piemontesi e divenire uno Stato pienamente sovrano, come la Svizzera.

D – Perché l’ennesimo movimento politico?

R – Semplicemente perché, in Piemonte, non ce n’é nessun altro uguale. Se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. Tutti gli attuali movimenti politici non son altro che la proiezione di gruppi di potere romani e milanesi, il cui obiettivo è soltanto quello di occupare tutti gli spazi di potere, effettuando un sistematico drenaggio di energie, risorse e intelligenze dal Piemonte (basti pensare a tutto ciò che è stato portato via da Torino: dalla moda alla Rai, alle telecomunicazioni, al Sanpaolo; addirittura l’Azienda Elettrica…). Per di più, i partiti italiani hanno sistematicamente operato per una selezione al contrario della classe politica piemontese, in modo da eliminare sul nascera la possibilità di sviluppo di una locale classe dirigente autonoma. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

D – Siete di destra o di sinistra?

R – Non siamo né di destra né di sinistra. Ci poniamo al di fuori del quadro politico italiano e del suo semplicistico schemino interpretativo (che ha il solo scopo di mascherare l’accordo di ferro che esiste fin dalla nascita dello Stato italiano tra tutte le forze politiche dello Stivale per gestire la cosa pubblica per interessi molto privati).

D – Mah… non si sta già realizzando il federalismo?

R – Il federalismo è una forma di organizzazione statuale che prevede l’unione di più Stati fra loro (che rimangono sovrani) per dar vita a una federazione. In Italia ciò significherebbe la creazione di più Stati, che andrebbero a sostituire le attuali Regioni. Ad essi finirebbero la gran parte delle competenze dell’attuale Repubblica Italiana e ognuno di essi dovrebbe aver un governo, un parlamento e una magistratura autonomi. Ciò non solo è del tutto irrealizzabile, non avendo i popoli italiani alcuna tradizione civica e di autogoverno, ma non è nemmeno pensabile (e difatti non lo propone nessuno: avete mai fatto caso che il “federalismo” è sempre declinato in qualche modo – fiscale, solidale, ecc… ?). L’unica via sarebbe quella di ottenere lo statuto di autonomia per l’attuale Regione Piemonte, ma anche questo non è realizzabile in quanto ciò comporterebbe l’approvazione di una legge costituzionale per modificare l’articolo 116 della Costituzione italiana. Ciò si potrebbe fare soltanto costruendo una maggioranza politica al parlamento di Roma che coinvolgesse la maggior parte dei deputati italiani. Impossibile.

D – E l’unità d’Italia? Ci abbiamo impiegato così tanto a realizzarla…

R – L’Italia, ammesso che esista, è uno dei paesi più divisi del mondo, senza una tradizione, una lingua e una storia comuni. Per di più è costantemente agli ultimi posti per livello di istruzione, spesa in ricerca, sanità, cultura, numero di brevetti industriali, libertà di stampa, ecc. Per non parlare dello sfascio della pubblica amministrazione e dei livelli altissimi di tassazione, a fronte di prestazioni da paese sottosviluppato. A 150 anni dalla proclamazione del Regno d’Italia si può tranquillamente affermare che i pii desideri che portarono a quell’evento si sono tutti infranti contro la realtà. Veramente, per parafrasare François Furet, l’Italia rappresenta nient’altro che “il passato di un’illusione”.

D – Ma in fondo, non siamo tutti italiani?

R – No. I Piemontesi, per ora, sono cittadini italiani. Ma non sono italiani. Non più di quanto lo sia un tedesco o un francese. Difatti il Piemonte non ha mai partecipato alla storia e alla cultura italiane, se non molto recentemente – a partire dalla prima metà dell’Ottocento. Fino ad allora il Piemonte-Savoia gravitava del tutto nell’orbita francese e aveva stretti rapporti col mondo austrogermanico e con l’Inghilterra. La lingua italiana è stata sconosciuta fino a tempi recentissimi, successivi alla seconda guerra mondiale – non solo in campagna ma nella stessa Torino.

D – Ma l’Italia non l’han fatta i Piemontesi?

R – L’ha fatta, sbagliando, il Governo Sardo sotto la guida di Casa Savoia. I Piemontesi in quanto popolo non avevano alcuna voce in capitolo nelle scelte governative e le elezioni del 1856, che avevano visto una maggioranza contraria all’avventura italiana, vennero illegalmente invalidate dal Conte di Cavour. Quindi i Piemontesi non hanno alcun “peccato originale” da farsi perdonare. Sono stati anzi le prime vittime del movimento di aggressione verso gli Stati italiani che venne poi ipocritamente battezzato “risorgimento”. Basti infatti pensare allo smembramento del proprio Stato con la cessione di Nizza e della Savoia alla Francia e all’emigrazione di massa che seguì al 1861, quando milioni di Piemontesi per poter vivere dignitosamente dovettero fuggire dal loro Paese sempre più impoverito.

D – L’indipendenza del Piemonte risolverebbe i nostri problemi?

R – Certamente! Il cosiddetto “federalismo” all’italiana non si risolverebbe in nient’altro che nella solita operazione trasformistica del buttare fumo negli occhi, per lasciare tutto così com’è oggi. Vale a dire con uno Stato tra i più inefficienti e corrotti al mondo. Per realizzare il federalismo bisognerebbe necessariamente cambiare in toto la Costituzione del 1948, a partire dall’articolo 5 (“La Repubblica, una e indivisibile…”), cosa che nessuna forza politica ha mai nemmeno proposto. Non è un caso se tutte le innumerevoli proposte di riforme costituzionali si sono sempre, inevitabilmente, tradotte in un nulla di fatto.L’indipendenza del Piemonte sarebbe, prima di tutto, un atto di libertà, che garantirebbe un futuro felice e sereno ai piemontesi di domani in un Paese ricco e al centro dell’Europa.

D – Ma non è utopico pensare a un Piemonte indipendente?

R – Niente affatto! Anzi, la proposta indipendentista è l’unica reale alternativa all’inevitabile sprofondamento del Piemonte nello Stivale levantino e nordafricano. D’altronde, negli ultimi anni sempre più Paesi europei hanno conquistato pacificamente la propria indipendenza: Lettonia, Estonia, Lituania nel 1991; Slovacchia nel 1992. Prossimamente Catalunya, Fiandre, Scozia conquisteranno la propria sovranità.

Il Piemonte ha tutti i numeri per ambire anch’esso alla propria libertà. Il Piemonte è più grande di Israele, è più popoloso della Slovacchia ed è tendenzialmente una nazione assai ricca.