December 17, 2017

Il Piemonte è la nostra Patria: una nazione ben definita al centro dell’Europa occidentale.
Essa comprende, oltre al territorio dell’attuale Regione amministrativa, la Lomellina, l’Oltrepo, parte dell’Appennino savonese e, al di là delle Alpi, la Savoia e Nizza, con cui condivide una Storia millenaria. Storia fatta di orgoglio, di sacrifici e di dure lotte per mantenere la propria libertà. Storia di un popolo singolare che è sempre stato del tutto estraneo al contesto italiano, nel quale è stato precipitato, per cause legate alla politica internazionale, soltanto dall’Ottocento. Prima gli interessi del nostro Paese erano tutti rivolti verso la Francia, l’Inghilterra e l’Impero.

Fin dal lontano X secolo la Savoia, Torino la Marca di Ivrea e le Valli di Lanzo facevano parte del medesimo Stato. Nell’XI secolo nasce il Marchesato di Saluzzo e in quello successivo il Marchesato di Monferrato. Sempre di quel periodo è la formazione di importanti Comuni come Savigliano e Asti, i cui banchieri, detti Lombardi (da cui Lombard Street a Londra) erano celebri in tutta Europa. È con Emanuele Filiberto di Savoia, che nel 1559 porta la capitale del Ducato a Torino, che inizia la Storia del Piemonte moderno. Ed è con il figlio, Carlo Emanuele I, e l’acquisizione di Saluzzo e del Monferrato (XVII secolo), che il Piemonte viene unificato in un unico Stato sotto la dinastia di Savoia.

Il Piemonte ha sviluppato nei secoli una cultura sua propria, di cui simbolo e sintesi è la lingua piemontese, totalmente indipendente dall’italiano e dai suoi dialetti. Essa, che appartiene al gruppo delle lingue neolatine occidentali (con il francese, il provenzale, il ladino, il friulano, il catalano, il castigliano, il portoghese), presenta caratteri linguistici profondamente diversi dall’italiano, mentre è evidente la sua vicinanza al francese e al provenzale.

Le affinità, gli interessi e gli scambi del Piemonte sono sempre stati rivolti verso la Francia e l’Inghilterra: con la sua annessione all’Italia, il Piemonte è stato calato in una realtà ad esso estranea e ostile. Dall’Italia ha ricevuto soltanto miseria e degrado e il processo di “unificazione” dello Stivale ha provocato un impoverimento senza pari e un’emigrazione senza precedenti (si calcola che oggi in Argentina siano oltre quattro milioni i cittadini di origine piemontese…). La perdita della sovranità politica in seguito alla disgrazia storica del cosiddetto “risorgimento”, portata avanti da una banda di traditori e rinnegati, ha causato una marginalizzazione sempre più accentuata del Piemonte e la perdita completa della sua classe dirigente, con conseguente depressione del senso civico e immiserimento delle condizioni di vita di tutta la popolazione.

La riconquista dell’indipendenza nazionale rappresenta quindi per il nostro Paese la conditio sine qua non per assicurarne la sopravvivenza e per vedere garantito un futuro al nostro popolo. Centocinquant’anni di oppressione italiana (in cui si cerca in ogni modo di marginalizzare il Paese e di cancellarne le peculiarità, prima fra tutte la lingua e i beni culturali), sono lì a dimostrarlo inequivocabilmente.

In altri termini, il raggiungimento dell’indipendenza della nostra Patria è la condizione indispensabile per qualsiasi prospettiva per l’avvenire del Piemonte e dei Piemontesi. Senza, tutte le migliori intenzioni sono destinate a non portare a niente e a rimanere delle prese in giro.

Piemonte Stato considera l’attuale Regione Piemonte come una parte soltanto del nostro Paese, ma vi si adatta per poter realizzare il proprio obiettivo politico, vale a dire l’indizione di un referendum per l’indipendenza, sotto la supervisione di osservatori internazionali, per far emergere la reale volontà dei cittadini piemontesi.