May 23, 2018

La Svizzera è recentemente diventata teatro di un nuovo tipo di turismo: politici stranieri, soprattutto dei vicini paesi tedescofoni, mostrano un grande interesse per la democrazia diretta. Diventerà un “prodotto” di esportazione di successo?
L’11 marzo 2012 una delegazione del Land tedesco del Baden-Württemberg è venuta in Svizzera per seguire da vicino la votazione federale. Il 6 maggio il vicecancelliere austriaco Michael Spindelegger ha assistito, insieme al ministro elvetico degli esteri Didier Burkhalter, alla Landsgemeinde a Glarona. In giugno, il Canton Argovia ha organizzato in collaborazione con il Baden-Württemberg una conferenza sulla democrazia ad Aarau.
Il ministro-presidente della Renania-Palatinato Kurt Beck vuole venire nella Confederazione per seguire la votazione federale del 23 settembre. Parallelamente effettuerà una visita di lavoro al Centro di studi sulla democrazia ad Aarau (ZDA).

Al di fuori dell’Europa
“I paesi limitrofi dell’Unione europea (UE) non sono i soli interessati al modello svizzero di democrazia. Anche paesi lontani, come per esempio l’Uruguay, lo sono”, dice a swissinfo.ch Uwe Serdült, politologo presso lo ZDA. “Una delegazione del paese latino americano verrà presto a visitarci nell’ambito di un viaggio organizzato da Presenza Svizzera”.
In Europa occidentale fino al 1920 la Svizzera era l’unico paese in cui esistevano strumenti di democrazia diretta. E oggi, secondo un nuovo studio dello ZDA, vi sono soltanto altri tre paesi in cui è possibile far svolgere una votazione a livello nazionale tramite la raccolta di firme: Liechtenstein, Italia e San Marino.
Altrove, tale possibilità esiste negli Stati Uniti, in Canada e Australia. Dagli anni 1990, c’è anche in 14 paesi post-comunisti dell’Europa orientale (come Lettonia, Lituania e Ungheria). In America Latina, vige in Uruguay, Colombia e Venezuela. “Non è un caso che l’Uruguay è soprannominato la Svizzera dell’America Latina”, commenta Serdült, che è coautore dello studio.
Frustrazione con la democrazia rappresentativa
Per Serdült, una delle ragioni dell’interesse all’estero per la democrazia diretta in Svizzera è “una certa frustrazione con le democrazie rappresentative”. Molti cittadini non si sentono più rappresentati dai politici eletti in parlamento, vogliono avere più voce in capitolo, partecipare direttamente.
“Tutte le democrazie sono in crisi. La democrazia è un processo di apprendimento continuo, ma al momento è regressivo piuttosto che progressivo”, dichiara a swissinfo.ch il deputato socialista Andreas Gross. Da anni è in atto “un vero spodestamento della democrazia”.
Secondo il parlamentare, le democrazie esistenti sono diventate tutte più autoritarie: il potere si sta spostando sempre più verso l’esecutivo. Lo stato-nazione perde sempre più autonomia senza che sia instaurata una democrazia transnazionale. La gente è sempre più convinta che le elezioni da sole non bastino più, rileva l’esperto di democrazia.
Secondo Serdült, anche la crisi europea svolge un ruolo. Nei paesi europei si guarda con una certa ammirazione la Svizzera, che non è membro dell’UE. “In Germania non c’è quasi alcun talk show politico televisivo nel quale non si faccia riferimento alla Svizzera, che con la sua democrazia diretta ‘va bene’. Ci si chiede se non si possa copiare”.
Andreas Gross la vede diversamente. “La Svizzera non è ammirata, ma piuttosto non è capita. La Svizzera è considerata esotica, la si conosce molto male. Si deve mostrare quanto è preziosa la democrazia diretta”.
Mancanza di una Corte costituzionale
I critici della democrazia diretta rilevano il rischio che alcune iniziative popolari, come quella per l’espulsione di stranieri che commettono reati, siano di difficile attuazione perché violano la Costituzione o i diritti umani. “Questo non è un rischio della democrazia diretta di per sé, ma una carenza legata al modo in cui è stata impostata in Svizzera”, afferma Andreas Gross.
Da quando, negli ultimi anni, in Svizzera “non si gioca più sul pallone ma piuttosto sull’uomo”, si è evidenziato un punto debole: la democrazia diretta non è costituzionalmente protetta “dalla tirannia della maggioranza”. Ma non è colpa della democrazia diretta, aggiunge Gross.

La Svizzera ha quindi bisogno di un organo giuridico superiore che controlli la costituzionalità delle iniziative, vale a dire di una corte costituzionale? “Sono convinto che in una democrazia occorra un tribunale di questo tipo”, ha dichiarato a swissinfo.ch il giudice della Corte costituzionale slovena Ciril Ribičić. Anche in Slovenia il popolo può lanciare referendum e iniziative.
Andreas Gross rincara: “Sono già anni che dico che occorre una Corte costituzionale, che la democrazia diretta deve essere migliorata. In 100 anni, con qualche eccezione come il voto alle donne, non si è ulteriormente sviluppata e affinata. Perciò in Svizzera c’è una grande necessità di riforma”.

Gruppi della società civile hanno più successo
Lo studio dello ZDA ha anche analizzato l’uso effettivo degli strumenti di democrazia diretta. Risultato: ad avere maggiore successo sono i gruppi della società civile – specialmente le organizzazioni ambientaliste, i sindacati, ma anche organizzazioni di interessi economici. “E sono quelli che utilizzano più spesso la democrazia diretta, anche in Svizzera”, sottolinea Uwe Serdült.
All’inizio, la democrazia diretta è stata utilizzata dai partiti di opposizione come un mezzo nella lotta per il potere. “Anche in Svizzera, è stato così per tanto tempo. Più è vecchia, più la democrazia diretta diventa parte della società civile”. Questa tendenza è stata osservata a livello internazionale.

Un lunghissimo processo
I “turisti della democrazia” potrebbero imparare da noi, ma non desiderano riprendere il modello svizzero tale quale, spiega Serdült. “I visitatori sono tutti politici professionisti. Vedono anche un pericolo nella democrazia diretta. Dicono sì a una maggiore partecipazione politica del popolo, ma non così vincolante come in Svizzera. Da noi sono applicate le decisioni che escono dalle urne. In Germania le ‘consultazioni popolari’ non sono così vincolanti “.
La Svizzera sostiene i colloqui di oppositori siriani a Berlino su un programma per il dopo Assad . La “Siria del dopo Assad” potrebbe beneficiare della stessa democrazia diretta che c’è in Svizzera? “Siamo sempre molto prudenti sulla ripresa della democrazia diretta o del federalismo tali quali. Processi di democratizzazione come in Siria durano più di una generazione”, avverte Uwe Serdült.

Di Jean-Michel Berthoud, swissinfo.ch

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